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By: Alessandra Veraldi Acceso: Settembre 10, 2019 In: Innoveazine Comments: 0

Noi di Innovea, siamo ancora entusiasti. Arriviamo da un weekend in cui Monza ha rivisto, dopo ben 9 anni, un pilota della Ferrari salire al primo posto del podio, il giovanissimo Charles Leclerc. Dunque, quale occasione per sfruttare questo evento e parlare di motori e marketing nello stesso articolo?

La Formula1 è conosciuta come la disciplina che ha rivoluzionato l’attuale rapporto di business tra sport e sfruttamento dei diritti tv. Tuttavia, a distanza di anni, questo sembra essere lo sport rimasto indietro più di tutti in quanto sono cambiati i valori di gioco, nonostante continui a godere di un elevato potenziale mediatico.

Secondo alcuni dati forniti da Twitter, si evince che circa l’80% degli spettatori di un gran premio twitta per condividere l’evento con altre persone, generando un flusso di informazioni continuo lungo tutto l’arco di gara.

Gli account dei vari team costruttori e anche il profilo ufficiale della Formula 1, consapevoli di questa grande audience social, hanno iniziato a comunicare sempre più con i propri fan. Facendo un confronto, si rileva che l’account ufficiale del Circus hanno più di 1 milione di follower, mentre la Nascar, che non ha la stessa globalità della Formula1, più di due Milioni. L’NBA supera i 18 milioni di follower, dunque, è ufficiale: la Formula1 ha un potenziale nascosto.

Come fare?

Come sfruttare questo potenziale? Occorre trovare il giusto bilanciamento tra saper fornire al pubblico contenuti di interesse generando così “engagement” e il rispetto di vincoli contrattuali con le televisioni che hanno pagato a caro prezzo quei contenuti che, per stare al passo con i tempi, si dovrebbero in parte condividere in maniera gratuita con il pubblico.

Occorre però capire cosa si può gratuitamente condividere sui social col pubblico, per esempio: l’idea di postare sui social in tempo reale i primissimi giri del gran premio, i replay dei sorpassi più belli e la festa finale del podio potrebbe aiutare a coinvolgere persone che non sono attualmente disposte a pagare una pay-tv per guardare la Formula1 e si sposerebbe a pennello con la natura intrinseca dei social, ovvero contenuti facilmente fruibili e rilevanti. Inoltre, ragionando in ottica futura, questa mossa aumenterebbe l’engagement del consumatore medio e di conseguenza la possibilità che il consumatore stesso veda il campionato seguente con un abbonamento pay-tv in mano. E ancora, una presenza più costante e ricca di contenuti rinforzerebbe la posizione della F1 anche tra gli appassionati che la vedrebbero più vicina a loro e più disposta a soddisfare i loro bisogni.

Ne conseguirebbe un aumento dell’audience generale che rappresenterebbe un pay-off non soltanto per la Formula1 ma anche per i team e per gli sponsor, monetari e tecnici, che cercano nella F1 una piattaforma di comunicazione trasversale ma che attualmente proprio di trasversalità pecca. Infatti sono per lo più gli sponsor tecnici, specialmente quelle aziende nel mondo dell’automotive, a trarre il maggiore beneficio da una serie automobilistica così tecnica e poco attraente al consumatore medio.
Al contrario, molte aziende di beni di consumo, faticano a trovare la reason-why per investire ingenti somme di denaro nel Circus, un ambiente sempre più popolato soltanto da appassionati di motorsport e non dal consumatore medio al quale loro si rivolgono.

Concludendo, il coinvolgimento dello spettatore medio è ciò di cui l’attuale Formula1 in crisi di ascolti ha bisogno e il social media marketing possono essere lo strumento in grado di trovare il giusto bilanciamento tra il soddisfare i bisogni del pubblico e il rispettare le regole di un business che la Formula1 ha inventato.